E se invece facesse male?

Eurosport del 22 settembre 2018
La Gazzetta dello Sport del 22 settembre 2018

Ci risiamo! Il solito pensiero debole italiota che fa capolino nei commenti di eventi sportivi.
Pensiero che punta sempre al risultato concreto. Ovvero? L’Italia della pallavolo ai mondiali si qualifica per le Final Six da prima del girone. Ottimo no? Certo che è un buon risultato ma..
Quali possono essere gli effetti negativi di questa sconfitta?
Nelle analisi post gara è venuto fuori ma ammorbidito se non falsato. “Ce la possiamo giocare con le più forti”.  Si, ma alla fine abbiamo perso. L’allenatore della nazionale dovrà essere molto bravo dal punto di vista psicologico a far sì che questa piccola crepa non sfaldi una squadra che stava trovando sicurezze. “Vincere aiuta a vincere” è un motto usato ma che ha un valore intrinseco. Vincere dà sicurezza nelle proprie forze e permette di affrontare la prossima sfida con maggiore consapevolezza nelle proprie capacità. Quasi ovvio ma non così per la stampa.

Giustificazione

Questo articolo sulla Gazzetta dello Sport online mi ha dato fastidio. Trovo il titolo diseducativo. Dopo anni il cui il mantra è stato “l’importante è partecipare” questo modo di presentare i risultati ne è la conseguenza. Chiarisco: certo che è importante partecipare (ad una olimpiade poi!), ma si partecipa per vincere, sempre! Andate a chiederlo alla vincitrice a sorpresa dell’oro olimpico in SuperG. Accontentarsi è da perdenti. Ai nostri ragazzi dobbiamo insegnare la sana competizione, non che l’importante è partecipare. A posteriori l’importante è partecipare ma a priori l’importante è vincere! Si deve vincere! Stupende le lacrime della Vonn, sconfitta! E non erano lacrime di gioia per aver partecipato. Erano lacrime di rabbia e delusione per non aver vinto. Poi, da grande campionessa, ha riportato il sorriso per complimentarsi con la sua avversaria-amica ma la delusione, verosimilmente, era ancora forte.

Quindi.. altro che marziani! Un sesto (sesto!) posto non ha giustificazioni, neppure classificando gli altri come inarrivabili. Meglio analizzare gli errori commessi per aver fallito la vittoria. Ed il titolo che avrei preferito sarebbe stato “Peccato!” (Nel senso di occasione persa)

Mostre resta una grandissima campionessa per quello che ha dato all’Italia in questi anni. Qui è stata sconfitta.

Sono bravo.. o no?

DelusionePrendo spunto dalla mancata qualificazione dell’Italia ai mondiali 2018 in Russia per evidenziarne il valore educativo. Non cadrò nel tranello di trovare un aggettivo roboante per definire questo fatto. Non mi piace drammatizzare e considero questo fatto un semplice evento da valutare. Il parallelo che propongo è con la valutazione negativa che può capitare a qualche allievo. Continua a leggere

Giochiamo ma.. decido io!

In questi giorni si è discusso sulla nuova legge elettorale italiana. Non entro nel merito del così detto “Rosatellum” ma della modalità con cui si è arrivati a questa legge.

Si è deciso di porre la fiducia!
Chiariamo subito che è lecito! Non c’è nessuna norma o legge che lo impedisca (anche se qualcuno parla di forzatura di interpretazione).
Ma la domanda da porsi sarebbe: “è opportuna la fiducia”? I gruppi più grandi decidono non considerando le minoranze. Proprio in questo periodo storico in cui le minoranze sembra debbano dettar legge su qualsiasi norma comune.
Ai nostri ragazzi insegniamo che, in democrazia, la (stretta) maggioranza decide le regole della competizione? Educa-NO 🙁

 

Persone

Ho trovato sul sito della Gazzetta dello Sport un’intervista a Carlo Ancelotti. Da poco il mister era stato esonerato dal Bayern Monaco per cui poteva essere interessante la sua opinione sull’allontanamento dal club tedesco.
Ancelotti non è mai banale e mi ha sempre colpito quella sua aria compassato, quell’espressione tra il bonario ed il sorpreso con quel ciglio destro alzato. C’è un passaggio che mi ha colpito:

La tranquillità è il mio stile, ho avuto insegnanti calmi… la maestra, mio padre, Liedholm. A Madrid mi si accusava di avere un rapporto troppo stretto coi giocatori, a Monaco di non averlo. Bisogna che si mettano d’accordo. La verità? Io non voglio rapporti coi giocatori, li voglio con le persone. E’ diverso.

L’ultima frase è stupenda. E penso che non vada interpretata come un errata concezione dei ruoli all’interno di un team. Ma proprio nei ruoli assunti in qualsiasi situazione, anche a scuola tra docente e studente, non si può mai dimenticare che il rapporto, la relazione che si instaura è con persone.
Sì.. educa! 🙂